La diatriba legata all’opportunità di adoperare o meno i pannolini, quando arriva un bebè in famiglia, è tanto antica quanto attuale. Non tutti concordano a favore del loro utilizzo e non solo, diciamoci la verità guardando al lato pratico, perché i pannolini consumati in quantità industriale rappresentano un considerevole capitolo di spesa per le famiglie, ma anche per tutta una serie di altre motivazioni igienico sanitarie. A dar fiato alle trombe del partito dei nemici dei pannolini, dagli Stati Uniti arriva l’Elimination Communication (EC), un sistema particolarmente apprezzato, che teorizza e promuove proprio la possibilità crescere un neonato senza dover ricorrere all’uso dei pannolini.
La promotrice di tale teoria si chiama Ingrid Bauer che, nel suo libro “Diaper Free! The Gentle Wisdom of Natural Infant Hygiene”, spiega come l’EC sia una pratica semplice e di facile attuazione, tutt’altro che campata in aria. Lo fa partendo dal presupposto che in parecchie zone del mondo i pannolini neanche esistono. Ovviamente diventa fondamentale il ruolo del genitore, madre o padre che sia, deputato a prendersi maggiormente cura del bambino, che deve affinare i propri sensi al fine di imparare a cogliere e leggere tempestivamente i segnali che il neonato invia quotidianamente, ogni volta che avverte l’esigenza di evacuare per liberarsi.
In questo frangente il genitore dovrà rivelarsi pronto e lesto nel posizionare il bimbo sul supporto più idoneo alle circostanze ed al luogo in cui ci si trova: sul water o sul vasino, piuttosto che su di una bacinella. Tale teoria si chiama Elimination Communication proprio perché pone in primo piano la comunicazione para verbale che deve instaurarsi, appunto tra il neonato e la mamma (oppure il papà) al fine di cogliere ed assecondare tempestivamente i bisogni del piccolino.
Il consiglio della Bauer è quello di iniziare ad approcciarsi all’EC dopo 2 o 3 mesi, tempo necessario per assorbire e metabolizzare l’arrivo in casa del nuovo venuto, al fine di potersi dedicare alla comunicazione con esso con la maggior calma e pazienza possibili. Le prime giornate vanno dedicate all’osservazione del neonato, in modo da iniziare a comprendere quali messaggi invia quando fa pipì. Il momento della cacca, invece, è più facile da individuare, grazie alle espressioni facciali caratteristiche che contraddistinguono il bebè in quei momenti.
Dall’osservazione è possibile cogliere anche l’intervallo di tempo che intercorre tra una pipì e la successiva che, nei primi mesi, può variare da 20-30 minuti fino anche ad un paio di ore, a seconda anche della frequenza delle poppate, Può essere utile tenere anche un diario dove appuntarsi la ciclicità degli orari dei bisogni del vostro bambino. Mettete in conto il fatto che, inevitabilmente, i primi tempi potrete incorrere in qualche fallimento e, proprio per questo, tenete sempre a portata di mano asciugamani, mutandine di ricambio e traverse da posizionare nei posti dove è solito stare il bambino.
Agli inizi è preferibile far indossare al bebè abiti comodi e facili da sfilare, nel momento in cui vi sembra di cogliere un segnale che anticipa un bisognino. Dopo le prime settimane anche il neonato dovrebbe imparare a diventare più collaborativo. Più complicata può rivelarsi, invece, la gestione delle ore notturne per le quali, chi lo preferisse, può decidere di continuare ad affidarsi ai i pannolini.